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Al Qaeda recluta terroristi tra le file dello Stato islamico

La fine dello Stato islamico come entità fisica – quasi statuale – ha permesso ad al-Qaeda di riprendersi il terreno perso negli ultimi anni a discapito del Califfato. Non c’è da meravigliarsi. In questi anni, l’organizzazione terroristica e paramilitare nata negli anni della guerra in Afghanistan contro le truppe sovietiche, non si è mai disciolta, anche se scomparsa dai radar. “La base”, questo il significato di al-Qaeda, è stata per molti anni come una grande cellula dormiente. Si è nascosta, mostrando anche le grandi differenze con lo Stato islamico, per poi risorgere quando l’esperienza del Califfato aveva cessato di essere. Il terrorismo islamico non era pronto per la para-statualità che si era vista sotto Abu Bakr al-Baghdadi. E in questo al-Qaeda ha avuto l’intuizione (terribile ma razionale) di comprendere che l’essere entità territoriale legata più o meno occultamente a potenze regionali diventava un rischio molto alto per la prosecuzione del progetto salafita. Un conto è essere entità militare, un conto è essere solo ed esclusivamente una grande organizzazione terroristica slegata dai giochi politici che si sono visti in Siria e Iraq. Con le sue differenze ideologiche, culturali e di strategia, al-Qaeda sembrava dovesse soccombere di fronte all’ascesa della modernità dirompente delle bandiere nere. E invece, oggi, nelle aree più a rischio del mondo, è l’organizzazione divenuta nota sotto la guida di bin Laden a essere perfetta per raccogliere di nuovo le redini dell’islamismo radicale. Dalla Siria, dove l’Isis sta finendo la sua esistenza e ha perso i suoi legami politici, all’Afghanistan, al Maghreb, oggi è al Qaeda a tornare ad essere la potenza leader del terrorismo islamico.

Dalla scorsa estate, cioè dalla fine dell’autoproclamato Stato islamico come entità fisica in Siria e Iraq, al-Qaeda ha avviato una graduale e massiccia campagna di reclutamento tra i miliziani dell’IsisCome riporta anche il Guardian, “la campagna di reclutamento è iniziata la scorsa estate, ancor prima che l’Isis avesse perso le sue ultime roccaforti, sottolineando l’importanza che al-Qaeda attribuisce alla conquista di combattenti e risorse dai suoi rivali”. Una sorta di grande mercato dei combattenti che serve per strappare potenza di fuoco, potere politico e capacità di reclutamento. Un esempio è stato quello che è avvenuto in Algeria ad agosto, dove, secondo le fonti di sicurezza algerine, un gruppo di combattenti che erano in una cellula affiliata allo Stato islamico nel Paese ha cambiato fazione, giurando fedeltà ad al-Qaeda dopo aver condotto discussioni con studiosi islamici qaedisti. A settembre è avvenuto in Siria, specialmente con il fronte al Nusra, poi fuso con altri gruppi nella sigla di Hayat Tahrir al-Sham. Sul finire dell’estate, come scritto dal quotidiano britannico, “un canale d’informazioni vicino ad al-Qaeda nello Yemensi vantava del ‘pentimento’ di molti combattenti dell’Isis che erano stati scoraggiati dall’approccio religioso, dal comportamento e dai ‘maltrattamenti’ dei loro leader, e che recentemente si era unito ai suoi ranghi”. In Afghanistan, alcuni appartenenti al gruppo dello Stato islamico del Khorasan è già passato ai talebani nella provincia di Ghor ed è scoppiata fra queste due organizzazioni una guerra sanguinaria a colpi di attentati terroristici di inaudita ferocia.

Anche il Sahel rientra in questa dinamica. Nelle ultime settimane, avevamo già parlato in questa testata della riorganizzazione dello Stato islamico in questa regione. In particolare, al-Qaeda sembra intenzionata a far ritornare tra le sue fila Adnan Abu Walid al-Sahraoui, il leader terrorista che avrebbe guidato l’attacco ai berretti verdi in Niger e l’attacco ai francesi a metà gennaio. Al-Sahraoui nel 2010 si dichiarò legato ad al-Qaeda, poi avrebbe giurato fedeltà all’Isis nel 2015. Tuttavia, il suo “giuramento” non è apparso su alcun organo ufficiale di Daesh, nonostante l’importanza del nome nel Sahel. Secondo alcuni, il fatto che Isis non abbia rivendicato l’attacco ai soldati Usa nonostante l’importanza del gesto, segnalerebbe l’assenza di certezze sul passaggio di organizzazione terroristica. E, non lontano da quell’area, gli osservatori monitorano i movimenti di Boko Haram, che ha giurato fedeltà all’Isis nel 2015 ma che è nato anni prima di questo gesto. Un’anzianità che potrebbe condurre anche a un cambiamento di posizione e un prossimo passaggio tra le file qaediste.

Per adesso, il passaggio di jihadisti da Stato islamico ad al-Qaeda è costante ma ridotto nei numeri. Questo perché al-Qaeda usa mezzi di propaganda molto meno potenti, più per scelta che per capacità, e soprattutto perché Daesh ha una forma di radicamento molto fronte in alcune aree. Tanto è vero che, nonostante la perdita di quasi tutto il territorio in Siria e Iraq, mantiene comunque la capacità di portare foreign fighters nella regione e a spostarli in altre aree del mondo. Tuttavia, la capacità di resistenza a questo reclutamento non è detto sia infinita. occhidellaguerra.  E i qaedisti possono vantare la presenza in aree strategiche. Questo, secondo l’intelligence di molti Stati potrebbe essere un problema, perché andrebbe a costruire la base per una guerra tra le due organizzazioni per il controllo del terrorismo islamico. Con l’Europa e il mondo occidentale che potrebbero diventare uno dei tanti terreni di scontro.

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