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Ma chi pensa alla violenza contro le bambine immigrate?

di Souad Sbai

Caro direttore,

È tipico della sinistra, particolarmente quando asservita al pensiero unico dominante, combattere battaglie per qualcuno che non le ha mai chieste. E quando leggo che si fa uno sciopero della fame per lo Ius Soli a cui aderisce anche un ministro, che non dovrebbe prendere posizione su temi specifici perché ministro di tutto il popolo italiano, mi cadono davvero le braccia perché mi rendo conto che la realtà davvero può superare ogni immaginazione.

Mi piacerebbe chiedere a chi sciopera per lo Ius Soli se ha mai fatto nulla per contrastare lo scandalo del 60% di ragazze di seconda generazione, provenienti da famiglie islamiche, che non terminano il ciclo di studi. Se ha mai davvero pensato a concedere dei diritti veri a questi ragazzi, che certo prefereirebbero averli concretamente, certi diritti, e non solo sulla carta, con un provvedimento che così com’è non serve a nulla; ho da sempre un pensiero fisso su questa storia, e cioé che lo Ius Soli, specialmente in questa formulazione serva solamente a chi tenta in maniera surreale di farlo approvare perché ipotizza che un domani, chi ne beneficerà (termine che userei con cautela) se ne ricorderà quando dovrà accordare la propria preferenza a questo o piuttosto a quell’altro.

Alle giovani cui oggi non viene permesso di finire la scuola cosa aggiunge lo Ius Soli? Quale diritto concreto potrà godere chi da oggi a domani diventa italiano ma rimane in una famiglia che pensa che non appena l’età è giusta (e anche qui la cautela è d’obbligo) ci si va a sposare in patria con un tizio mai visto né conosciuto, magari più grande di vent’anni? Allora lo sciopero della fame va fatto per assicurare, prima di una cittadinanza sterile e strumentale, diritti a chi nasce qui da famiglie immigrate, per far sì che vada a scuola e la finisca, che cresca con la consapevolezza di volere quel diritto all’italianità, per far sì che il proprio matrimonio lo possa scegliere, con chiunque sia ma per propria volontà. Questi sono diritti, questa è civiltà. E che poi votino questo o quell’altro non ha alcuna importanza, perché avranno scelto di farlo. Lo sciopero della fame, quello vero, lo iniziamo noi, contro lo Ius Soli, per il diritto allo studio e alla libertà delle giovani donne, italiane e non.

Con Acmid Donna Onlus, tutte le realtà che ci sono vicine e con chiunque voglia aderire: noi siamo aperti, per i diritti a chi ne ha bisogno non facciamo distinzioni. Noi. Quando non si è mai conosciuta una donna vittima di violenza o un giovane emarginato davvero, a rischio estremismo, si può pensare che i diritti siano un pezzo di carta. Noi il male lo tocchiamo con mano, sappiamo che è reale. Come è reale la sofferenza di chi non chiede pezzi di carta, ma aiuto vero e concreto. Il resto è solo frutto di propaganda.la nuova bussola quotidiana

Risposta: cara Souad Sbai, ti ringraziamo per questo tuo contributo e per l’impegno che profondi per le donne delle famiglie immigrate. Vogliamo però sottolineare che, per quanto comprensibili i motivi, non possiamo approvare lo sciopero della fame quale arma di lotta, tanto più se viene fatto seriamente

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