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Siria mon amour’ di Amani El Nasif

Amani è nata in Siria ma è cresciuta in Italia. Quando compie sedici anni, con una scusa, la madre la porta nel suo paese di origine per qualche giorno. Dopo i primi entusiasmi per un mondo diverso e affascinante, ricco di profumi e sapori nuovi, Amani scopre di essere stata in realtà fidanzata a un cugino, ma conosciuto e mai amato. Le dicono che in Italia non tornerà più.
Amani si ribella a quel fidanzamento e a quell’uomo, pagando un prezzo molto alto, in una realtà dura e violenta dove le donne non sono che oggetti sotto la tutela dei maschi.
Lontana dalle sue amiche e da Andrea, il suo ragazzo, Amani resisterà e lotterà fino a riprendersi la sua vita. Haram significa peccato, e nel villaggio di Al Karatz il peccato per le donne sta nel solo fatto di esistere, con i loro corpi, con la loro pelle profumata, con i loro sguardi. 


Haram è quando ti sbuca un ricciolo dal velo, anche se tra le mura ti possono intravedere soltanto i familiari.
Haram è quando lavi i piatti e le maniche della veste ti salgono ai gomiti, impunemente, e allora devi coprirti le braccia con dei manicotti ricavati da vecchi calzini.
Haram è quando stai cucinando da ore e hai talmente caldo che ti togli i calzini e rimani a piedi nudi. <<Metti i calzini!>> ti dice tuo zio. <<La porta è aperta! La gente passa, ti vede!>>
Haram sei tu che dici: <<Fa caldo, tanto passano solo i parenti>>.
Allora lui srotola il berim, la corda che gli tiene sul capo la kefiah, e comincia a dartelo sui piedi, fino a farteli diventare viola.
Haram sono quei piedi colpevoli, doloranti e gonfi, ai quali infili i calzini perché non ce la fai a prendere un’altra frustrata.” 

In questo piccolo estratto, credo sia racchiuso tutto ciò che Amani, la protagonista ed autrice di questo libro, ha dovuto subire nei 13 mesi trascorsi in Siria. Ed in questo passaggio, credo, si racchiudono anche i pensieri di ogni lettore: nel 2013 è ancora possibile che una donna sia considerata un oggetto? Che non abbia diritti, ma solo doveri?Che possa essere picchiata davanti a tutti senza che nessuno alzi un dito per difenderla? Che possa essere venduta come merce e costretta a sposare un uomo più grande e mai conosciuto?
Per noi donne “libere” tutto ciò è impensabile, quasi incredibile, eppure sono ancora molte, troppe, le donne costrette a subire.
Amani è stata una di queste donne e in questo libro ci racconta la sua storia.
Amani è nata in Siria, da genitori siriani, ma quando aveva tre anni la sua famiglia si è trasferita in Italia, a Bassano del Grappa, dove lei è cresciuta. Ed è cresciuta come una ragazza italiana: non porta il velo, studia, esce con gli amici, ha un ragazzo, una vita libera.
Quando compie sedici anni, Amani viene portata in Siria dalla madre. Convinta che si tratta di viaggio breve, motivato soprattutto da un necessario rinnovo del passaporto, Amani parte tranquilla, quasi contenta di andare a scoprire la sua terra, a conoscere le sue cugine, ad esplorare profumi e sapori che le appartengono ma di cui non ha memoria.
Ma il suo viaggio si rivelerà un incubo. Con alcune scuse, la madre inizia a rimandare il rientro, finché le dice che non torneranno mai più in Italia e che lei dovrà sposare un uomo che non ha mai visto e che, ovviamente, non ama.
Amani è sconvolta, ma non si arrende. Sostenuta dal suo fidanzatino, Andrea, a cui telefona tutte le notti, di nascosto, si fa forza e va avanti e si ribella. Lei non sposerà mai quell’uomo né nessun altro.
Nel frattempo, subisce le angherie degli uomini di famiglia, che la schiavizzano, la picchiano, la definiscono una ulech, una puttanella. Perché Amani è cresciuta libera e questo, in Siria, non è tollerabile.
Andrà avanti per un anno tutta questa storia. Un anno in cui Amani avrà tanti momenti di cedimento e di disperazione; ma, alla fine, anche la madre capirà che sua figlia è italiana e in Italia la riporterà.
Come ho detto, è un libro sconvolgente. Per quanto scritto in maniera scorrevole e, talvolta anche leggera, tocca corde del cuore di una donna che non dovrebbe essere mai mosse.
Si legge in un paio d’ore, ma lascia dentro tanto amarezza.
L’autrice: Amani El Nasif è nata in Siria, ad Aleppo, ma a tre anni si è trasferita a Bassano del Grappa con la famiglia, dove è cresciuta e dove vive tuttora. E’ appena diventata mamma di Vittorio

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