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Accoltella agenti a Milano, per Souad Sbai: “Troppi foreign fighters rientrati via Libia”

sbai-1Giovedì sera, alle 20, un giovane ha accoltellato un poliziotto e due militari alla Stazione Centrale di Milano. Si tratterebbe di un ventenne italo-tunisino, in passato già arrestato per spaccio di droga che si è ribellato durante un normale controllo. È stato arrestato per tentato omicidio. Secondo gli inquirenti, l’accoltellatore stava vivendo un periodo di radicalizzazione. Lo testimonierebbero alcuni particolari come il fatto che il giovane pare avesse smesso di tagliarsi la barba e si fosse allontanato da casa per un certo periodo. Resta una domanda di fondo: come ci si può difendere da chi, pur residente in Italia da anni, quindi cresciuto in Occidente, attraverso un percorso di radicalizzazione finisce con il trasformarsi in un potenziale assassino e terrorista?  Intelligonews lo ha chiesto a Souad Sbai giornalista esperta di scenari geopolitici.
Come commenta l’episodio avvenuto ieri sera alla stazione di Milano? Come ci si può difendere di fronte a soggetti del genere?
“L’Italia è sotto ostaggio, non possiamo fare più niente. Il poliziotto non può più neanche difendersi, questi ci aggrediscono anche solo se gli chiedi i documenti. Siamo ostaggio di un maledetto buonismo. Se devo dirla tutta io non so più nemmeno cosa stia succedendo in questo Paese”.
Poco fa è uscita la notizia che il terrorista avrebbe postato su Facebook video inneggianti l’Isis. Questa cosa la sorprende? 
“No assolutamente, questi si sono radicalizzati in tutte le maniere, in carcere come su internet. I loro siti sono ancora attivi, malgrado le numerose denunce inoltrate per farli oscurare. Non mi sorprende per nulla. Quando ho visto la sua foto ho capito subito che eravamo in presenza di un giovane in fase di radicalizzazione”.
Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera lui sarebbe sconosciuto all’anti terrorismo ma ci sono indagini per comprenderne il profilo.
“Il problema non è il fatto che sia sconosciuto o meno all’anti terrorismo. Qui il problema gravissimo è che ci sono tanti foreign fighters che non riescono più a tornare nei loro paesi di origine, il Marocco, l’Algeria, la Tunisia perché sono considerati pericolosi e schedati dalle autorità e sono entrati in Italia tramite la Libia. Non possono più nemmeno andare in Siria a combattere e li abbiamo tutti in casa”.
Il ragazzo sarebbe nato da mamma italiana e padre tunisino. Il fatto che ad un certo punto abbia smesso di tagliarsi la barba e si sia allontanato per un periodo da casa, può essere un segnale di radicalizzazione?
“Non mi fido più di nessuno. Non significa nulla il fatto di avere genitori italiani o extracomunitari, c’è un miscuglio di situazioni non controllate che qualcuno deve iniziare ad affrontare e risolvere. Di giovani radicalizzati ce ne sono sempre di più. Nessuno sta operando sul fronte della lotta alla radicalizzazione, anche se ci sono progetti molto validi da questo punto di vista. Ma questo sembra non interessare le istituzioni. Quando uno che viene fermato per un controllo reagisce in quel modo aggredendo poliziotti e militari vuol dire che abbiamo toccato il fondo”.
Oggi molti giornali hanno messo in evidenza il fatto che il terrorista fosse italiano, quasi con l’obiettivo di nascondere le origini del padre. Un evidente tentativo di evitare legami fra immigrazione e terrorismo?
“E’ certamente una difesa preventiva. Si vive solo di questo. Che vuol dire essere italiano? Certo, se fosse stato uno straniero appena arrivato sarebbe stato molto più grave. Ma che sia un italiano radicalizzato non è una discriminante. Basti vedere quello che è accaduto con la morte delle bambine rom. Tutti sul principio a parlare di razzismo, di xenofobia, poi quando si è scoperto che si trattava di un regolamento di conti fra rom non se ne è parlato più. Questa è malafede”.
Maroni dopo quanto avvenuto ha chiesto di annullare la manifestazione “insieme contro i muri” in programma domani proprio a Milano, ma il sindaco Sala ha detto no. Per il Governatore lombardo dopo i fatti della stazione, gli italiani potrebbero avere come la sensazione che la manifestazione sia contro di loro. Cosa ne pensa?
“Penso che qui si devono dare risposte, delle loro manifestazioni non mi interessa nulla. Io non posso più uscire da casa se un poliziotto viene aggredito in quella maniera, non sappiamo neanche quanti che circolano nelle nostre strade sono o meno radicalizzati. Manifestazioni inutili che non rispondono in alcun modo al bisogno di sicurezza che dopo quanto avvenuto rappresenta una priorità”.intelligonews

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