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Pakistan: arrestata Sharbat Bibi, la «ragazza afghana» di Steve McCurry

ragazza afganaLa polizia ha arrestato a Peshawar, nel Pakistan nord-occidentale la rifugiata con gli occhi verdi immortalata in una celebre copertina del National Geographic come «La ragazza afghana» e diventata una delle foto più famose al mondo ( qui vi abbiamo raccontato la storia). A dare la notizia è la tv DawnNews. Secondo le accuse, Sharbat Gula — questo il suo nome — avrebbe richiesto una carta d’identità falsa nell’aprile 2014 a Peshawar, dichiarando di essere nata in Pakistan, e di chiamarsi Sharbat Bibi. Il documento le avrebbe permesso di condurre una vita migliore: senza di esso, infatti, i rifugiati afghani in Pakistan hanno una libertà molto limitata. La richiesta di un documento falso

Alcuni agenti della Agenzia federale di indagini (Fia) si sono recati a casa della donna e le hanno contestato il reato di falsificazione del documento nazionale di identità computerizzato (Cnic) pachistano. Alla fine di febbraio 2015 il documento ottenuto da Sharbat e da due dei suoi presunti figli erano stati annullati perché ritenuti falsi. La ragazza — allora 12enne — divenne famosa come la «Monna Lisa della guerra afghana», grazie a un’immagine che nel 1984 il fotografo Steve McCurry le scattò in un campo profughi di Peshawar dove era appena arrivata. Diciassette anni dopo, nel 2002, il reporter ritornò in Pakistan per cercare la giovane, rimasta sino ad allora anonima. La ritrovò sposata e con tre figli a Nasir Bagh. Nel nuovo scatto, pubblicato sul National Geographic, comparve con gli stessi occhi verdi magnetici che l‘avevano resa famosa in tutto il mondo come «icona della guerra».

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La storia di un popolo

La storia di Sharbat è la storia di un popolo che lotta per la sopravvivenza, di quegli afghani arrivati in Pakistan dal 1979, dopo l’invasione sovietica del Paese. Nel 2001 milioni di loro sono tornati in patria ma altri sono rimasti in Pakistan, diventando così la seconda più grande popolazione di rifugiati dopo i palestinesi, secondo l’Onu. Di lei – di una Monna Lisa che rischia la vita tutti i giorni – si sapeva poco o nulla, all’epoca: di etnia pashtun, i suoi genitori morirono durante la guerra russo-afghana, quando la bambina aveva solo 6 anni. Insieme alla nonna, al fratello e alle sue tre sorelle, attraversò le montagne per poi giungere al campo profughi in cui venne trovata da McCurry.

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McCurry si mette di nuovo sulle tracce della ragazza

La prima tappa del fotografo fu inevitabilmente il campo profughi di Peshawar dove l’aveva trovata per la prima volta, prossimo alla chiusura. Interrogando i pochi rimasti, tra cui il fratello stesso della ragazza, McCurry riuscì a risalire alla sua identità e al suo villaggio natale. Dopo un lungo viaggio, finalmente il fotografo ritrovò la sua musa, in una regione remota dell’Afghanistan, ormai trentenne, sposata e madre di tre figlie. La certezza che fosse lei arrivò grazie a John Daugman, che usò la tecnica della ricognizione dell’iride per la conferma definitiva. «La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa», dichiarò McCurry subito dopo averla rivista.

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