Fratelli Musulmani e Qatar: deleterio l’atteggiamento dell’Occidente e soprattutto dell’Europa

 

 

 

Un allarme giunge dal ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Anwar Garsh, interpellato recente dall’edizione inglese di Al-Arabiya. Egli sottolinea che, benché il Quartetto formato dal suo Paese, dall’Arabia Saudita, dall’Egitto e dal Bahrein, abbia annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con il Qatar e l’adozione di sanzioni economiche, stabilendo nei confronti di Doha un embargo aereo, marittimo e terrestre, non è stato ancora ripristinato il necessario dialogo tra le parti che compongono il Consiglio di cooperazione del Golfo. Questo avviene perché il Qatar continua ad interferire negli affari interni dei Paesi vicini, sostenendo e finanziando estremismo e terrorismo di matrice islamista.  In particolare Anwar Garsh cita il ruolo che in tutto ciò ricopre la Fratellanza Musulmana, che ha come esponente di spicco Yusuf al – Qaradawi e altri gruppi legati ad al Qaeda in Iraq, Siria e Libia.

Inoltre, per non rimanere isolato politicamente nella regione, il Qatar è sempre più legato alla Turchia di Erdogan e alla Repubblica Islamica iraniana e supporta le milizie ribelli Houthi, che sostenevano il defunto ex presidente yemenita Ali Abdallah Saleh e fanno parte della minoranza sciita (legata all’Iran).  Dal 2015 queste occupano il nord dello Yemen e si oppongono al legittimo governo di Abd Rabbih Mansour Hadi (deposto in quell’anno da un colpo di Stato, ma tuttora è riconosciuto dalla comunità internazionale).

Il Qatar sostiene praticamente le mire espansionistiche in Medio Oriente di Ankara e Teheran.

Sebbene dal 2013, sul trono dell’emirato, sieda il giovane Tamim bin Hamad al – Thani, 38 anni, e il padre Hamad abbia formalmente abdicato, la linea politica rimane la stessa. Anzi, è sempre Hamad a tirare le fila della situazione, usando la Fratellanza e come cassa di risonanza la TV al-Jazeera, emittente del Qatar che dall’11 settembre 2001 è diventata famosa a livello internazionale.

L’Occidente, in particolare l’Europa, continua a “coccolare” i Fratelli Musulmani e l’emirato, considerandoli “islamici moderati”. Invece non lo sono affatto. Lo stesso Occidente fa parte delle sue mire espansionistiche, non solo il Medio Oriente e il mondo islamico.

Eppure, osserva amaramente il ministro degli Emirati Arabi, non c’è speranza per un intervento dell’Occidente in difesa del Quartetto del Golfo, dato che esso preferisce mantenere una posizione di equidistanza tra quest’ultimo e il Qatar. Ciò per meri interessi economici con l’emirato.

Pensiamo per esempio alla quantità di grattacieli che quest’ultimo ha acquistato nella sola Milano in zona Porta Nuova o semplicemente a passati inviti in pompa magna in Italia dell’ex emiro Hamad al-Thani e soprattutto della sua bellissima moglie, Sheikha Mozah bint Nasser al – Missned (per esempio alla prima della Scala a Sant’Ambrogio nel 2009).

La Fratellanza è radicata anche nella laicissima Francia, in Gran Bretagna (dove tra l’altro ci sono oltre 80 tribunali islamici, basati sulla shar’ia, la legge islamica, che si occupano principalmente del diritto di famiglia a discapito dei diritti della donna), in Germania e in Spagna. Naturalmente ciò vuol dire soprattutto l’apertura di moschee e centri culturali islamici, dove spesso si propugnano estremismo e terrorismo (impossibile non pensare ad esempio agli arresti di questo o quell’imam, dall’ 11 settembre in qua).

Quindi come sottolinea Souad Sbai, giornalista, ex parlamentare e presidente dell’Associazione delle Comunità delle Donne Marocchine in Italia (ACMID – Donna), in un suo editoriale sull’argomento scritto su L’Opinione, “l’equidistanza nella crisi in corso del Golfo equivale a mera indifferenza verso il futuro dell’Occidente stesso, che dall’islamismo della Fratellanza musulmana e del Qatar si sta lasciando letteralmente conquistare, senza opporre reazione alcuna”. Mentre, aggiunge Sbai, “Il richiamo proveniente da un Paese in prima linea nella lotta all’estremismo e al terrorismo, come gli Emirati Arabi Uniti, dovrebbe aprire gli occhi, risvegliare le menti e indurre l’Occidente a scegliere di schierarsi apertamente con il Quartetto nel perseguimento dei suoi stessi interessi”.

di Alessandra Boga