(Ansa) Borsa: Milano maglia nera con banche, vola lo spread a 230, euro a 1,162

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La crisi politica e istituzionale continua a zavorrare Piazza Affari, di gran lunga il peggior listino del Vecchio Continente, con il Ftse Mib che cede il 2,34 per cento. Lo spread btp-bund resta sui massimi, a 230 punti base, con il rendimento del decennale al 2,66 per cento. Ancora più sotto pressione i titoli a due anni, con lo spread che allarga di quasi 49 base a 157. I timori sulle nuove elezioni, che si terranno dopo l’estate nel caso in cui Carlo Cottarelli non riesca ad ottenere la fiducia, pesano anche sul resto d’Europa, in una seduta orfana di Wall Street e di Londra. Lo si legge sull’Agenzia Ansa.

Parigi cede lo 0,7%, Madrid lo 0,6%, Francoforte lo 0,5%. Ne fa le spese anche l’euro, in calo a 1,162 sul dollaro. A Piazza Affari crollano le banche, entrate in una fase di ‘orso’ dopo che l’indice di settore ha perso più del 20% dallo scorso 24 aprile, e i titoli del risparmio gestito. Banca Generali cede il 7,2%, Banco Bpm il 6,5%, Bper e Finecobank il 6,4%, Mediobanca il 5,8%, Mps il 5,7%, Ubi il 5,5%, Intesa il 4%.  Boccia, senza l’euro sarebbe la fine dell’Italia – L’uscita dall’euro è “una cosa assurda e inconcepibile, sarebbe la fine dell’Italia in termini economici, non scherziamo su queste cose”.‎ Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, a margine dell’assemblea degli industriali varesini. Secondo Boccia, “serve un’economia forte e una politica forte, serve avere chiaro che abbiamo bisogno di un governo che sia, abbiamo già chiarito, a vocazione europeista”. Questo, a suo avviso, “non significa non affrontare le grandi riforme di cui l’Europa ha bisogno”. Per il presidente di Confindustria, in definitiva, “serve un governo che abbia una grande attenzione per il lavoro e l’occupazione”.

“Siamo in un momento delicato della vita del Paese, non dobbiamo fare errori, dobbiamo anche moderare i termini”, prosegue Boccia. “L’appello alla politica – aggiunge – è moderare i termini, elevare il confronto serrato tra loro, ma cerchiamo di non andare oltre, perché è una fase delicatissima e uno spread che aumenta per errori che potremmo fare come Paese dal punto di vista tattico di politica economica lo pagherebbero le imprese e le famiglie italiane e in questo momento nessuno se lo può permettere”.

fonte: ANSA