Export armamenti Italia, in cima alla lista c’è quel Qatar accusato di finanziare il terrorismo

la nostra editorialista, Souad Sbai

di Souad Sbai

Più di metà dell’export di armamenti del nostro Paese va a regimi islamisti. L’analisi di UniMondo.org (link) sulla “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo dell’esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento per l’anno 2017” di cui, come giustamente il pezzo di Giorgio Beretta, nessuno praticamente aveva conoscenza, impone alcune riflessioni ad ampio spettro. Si pensi ai 4,2 miliardi relativi al Qatar e ai 266 milioni alla Turchia. Il primo, in particolare, viene accusato in maniera ormai quasi unanime di finanziare il jihadismo internazionale in collaborazione con esponenti del proselitismo della Fratellanza Musulmana in giro per l’Occidente e non solo.

Inutile girarci intorno, a livello globale Doha viene considerata un ”Paese canaglia” e in questa relazione, che spiega a chi e a quanto vengono esportati materiali di armamento nel mondo da parte del nostro Paese, si legge che il Qatar è il primo destinatario per quota parte. Beretta nel suo pezzo giustamente sottolinea come la poca chiarezza del documento non aiuti a comprendere come e perché vengano fatte determinate scelte, come si pervenga a determinare a chi destinare e a chi no, quali i criteri: l’esempio della maggiore trasparenza dei governi Andreotti che, ”nelle Relazioni che inviò alle Camere, documentava con precisione tutte le operazioni autorizzate, le specifiche tipologie di armamenti, la quantità, il valore di ogni singola licenza indicandone sempre e chiaramente il paese destinarlo”, è lampante onde capire quale sia il livello di fumosità della materia e del modo in cui viene trattata.

Qatar – photo (c) Pixabay.com

Non sfugge di certo la circostanza che in ambiti delicati come questo una certa dose di discrezionalità sia sempre consigliabile ma ugualmente importante, questo va ribadito, è la credibilità che determinate scelte assumono agli occhi dell’opinione pubblica: se ci si schiera per i diritti umani, aderendo spesso a sanzioni ed embarghi a dir poco assurdi verso Paesi che forse altri indicano come ‘scomodi’, allora non si capisce perché un Paese che è accusato al di là e al di qua del Mediterraneo di finanziare movimenti jihadisti, financo Isis, figuri addirittura in cima alla lista. E la Turchia di quell’Erdogan che arresta e zittisce dissidenti e oppositori senza processo di certo non sfigura. Non sbaglia Beretta nel citare la mancanza quasi totale nel documento di riferimenti al divieto di esportare armamenti “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di gravi violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti umani” e “verso i Paesi nei cui confronti sia stato dichiarato l’embargo totale o parziale delle forniture belliche”. E questo non solo agli occhi di chi analizza a fondo, ma di chiunque si ponga nell’idea di seguire certe prescrizioni, non appare esattamente come un dettaglio. La sensazione per chi legge, di contro, è che i diritti umani di fronte ad altri tipi di considerazioni siano per gli Stati e i governi un dettaglio.