Tre attentati contro l’adunata degli Alpini

Due attentati contro le ferrovie trentine e un terzo episodio che con buona probabilità è riconducibile alla stessa mano incendiaria. Ieri l’alzabandiera ha ufficialmente aperto l’incontro che promette di portare a Trento seicentomila persone per l’adunata nazionale degli alpini, dove domani è atteso il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al momento non ci sono state rivendicazioni ma è difficile ipotizzare che l’evento e gli attentati non siano collegati.

Prima le proteste dei sudtirolesi: a loro avviso era opportuno scegliere una data diversa dal centenario della Prima guerra mondiale, che coincide con l’entrata del Trentino nel Regno d’Italia. Poi a puntare il dito contro gli alpini sono stati alcuni studenti di Sociologia che hanno occupato la facoltà. Un comune sentire, quello tra sudtirolesi e studenti anarchici, del tutto inedito. «Alpini assassini» recitava un foglio appeso sulle colonne dell’Ateneo. Dello stesso calibro le scritte apparse lunedì mattina in via Mazzini, dove qualcuno si è spinto oltre aggiungendo ad «alpini assassini» anche «alpini stupratori». Giovedì notte c’erano state le sassaiole contro le vetrine dei negozi che vendono gadget dell’adunata. Il campanello d’allarme era invece suonato con la scomparsa dei tricolori e i furti degli striscioni. Ora però è sotto gli occhi di tutti il «salto di qualità» con il passaggio dai danneggiamenti agli attentati.

 

I sabotaggi ai dispositivi che controllano la circolazione ferroviaria sono avvenuti sulla linea del Brennero e sulla Valsugana (alla galleria Albi e a Caldonazzo). In tutti e tre i casi si sarebbe trattato di incendi dolosi. Episodi, su cui indaga la Digos di Trento, che hanno spinto anche due parlamentari veneti, Dario Bond (Forza Italia) e Massimo Bitonci (Lega), ad annunciare un’interrogazione parlamentare in relazione anche all’occupazione della sede di Sociologia. «Quella che protesta è una minoranza rumorosa – spiegano dal quartiere generale degli Alpini –, l’accoglienza in città è all’altezza delle aspettative, le cerimonie commoventi di oggi sono la nostra risposta a queste persone». I treni erano il mezzo di trasporto suggerito per raggiungere Trento. Il potenziamento dei convogli è stato massiccio (nelle tratte la copertura è stata aumentata di 11mila chilometri di percorrenza). Il viaggio tranquillo su rotaia si è tuttavia trasformato per più di qualcuno in una giornata di attesa al binario. Lastampa Franco, che a Bassano del Grappa (due ore di treno da Trento) dove è sceso per cambiare, ha capito che per mezzo pomeriggio potrà solo aspettare: «Non ci fossero stati gli Alpini, chissà se chi protesta oggi avrebbe avuto la possibilità di farlo».