Mattarella concede un’altra riflessione. Ma impone i tempi: sei giorni per chiudere

Roma, 05 Aprile 2018
Sergio Mattarella durante le consultazioni del Presidente della Repubblica al Quirinale
ph. © Luigi Mistrulli (Luigi Mistrulli, Roma – 2018-04-05) p.s. la foto e’ utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e’ stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

Roma – E a un certo punto, seduto nel posto nobile del divano, proprio accanto al capo dello Stato, il Cavaliere si è sfogato: «Presidente, glielo spieghi lei che non si può trattare così chi rappresenta cinque milioni d’italiani». Sergio Mattarella ha ascoltato e annuito, ma la sua mediazione non è bastata per sgretolare il muro alzato dai grillini. «Berlusconi faccia un passo di lato e consenta la nascita di un governo di cambiamento», ha detto infatti un’ora più tardi Di Maio sotto gli affreschi della Vetrata. L’accordo, che sembrava a un meno di un miglio, è tornato in alto mare, la trattativa è in tilt: oggi il presidente certificherà lo stallo e darà gli ultimi giorni ai duellanti. Poi «interverrà» perché «il tempo a disposizione si sta esaurendo».

Come? Un preincarico a uno tra Salvini o Di Maio? Un esploratore terzo? Un appello pubblico alla responsabilità, vista anche la crisi siriana? O addirittura, un governo del presidente? «Il capo dello Stato ci ha fatto capire che punta a una soluzione rapida – rivela Giancarlo Giorgetti – . Un mandato alla Casellati? Potrebbe smuovere le acque». Dopo l’ultima consultazione, quella con M5s, Mattarella è restato a lungo nel suo studio con i consiglieri per calcolare i prossimi passi. Stamattina incontrerà Giorgio Napolitano e i due presidenti delle Camere, Elisabetta Casellati e Roberto Fico, e all’ora di pranzo annuncerà le sue decisioni. È probabile che conceda altri giorni. Due o tre, una settimana al massimo. Poi in un modo o nell’altro bisognerà stringere. Il Paese, ha detto ai partiti, non può restare a lungo «senza un governo nella pienezza dei suoi poteri».

E comunque, nonostante le scintille finali, dal punto di vista del Colle la giornata non è stata del tutto da buttare. Di Maio è apparso ostinato nel ripetere il suo veto pregiudiziale contro Berlusconi e Forza Italia e, raccontano, completamente spiazzato» dall’unità d’intenti manifestata dal centrodestra. Pensava, spiegano, che Salvini avrebbe scaricato il Cav e invece non è andata così. Infatti dopo l’udienza Giggino è rimasto con i capigruppo grillini in anticamera dove gli sono serviti venti minuti per riordinare le idee e preparare la dichiarazione. E ha parlato di passo di lato di Berlusconi, non indietro. Non basta, certo, tuttavia meglio di niente. E la dichiarata «sinergia» con la Lega può far sperare che il negoziato riparta.

Il centrodestra ha fatto la sua parte, presentandosi alla consultazioni unito, anzi «granitico», e rappresentato al massimo livello. Salvini ha raccolto l’invito alla responsabilità e si è detto pronto a parlare con tutti e a rinunciare a Palazzo Chigi, purché sia la Lega a indicare il premier e il Pd resti fuori dalla partita.

Pure la questione assai scivolosa della crisi siriana, con il braccio di ferro tra Usa e Russia, non ha avuto l’effetto temuto. Il capo dello Stato, che è «molto preoccupato» per i venti di guerra in Medio Oriente, ha chiesto a tutti i gruppi consultati un impegno preciso e pubblico di fedeltà alle alleanze internazionali dell’Italia. E lo attenuto.

Anche dal leader della Lega, che un era po’ l’osservato speciale, sia per la sua amicizia con Putin che per le recenti uscite in cui ha messo in dubbio l’uso delle armi chimiche da parte di Assad. Invece Salvini, con Mattarella e nel comunicato finale, ha confermato la linea storica di rispetto della Nato. Il giornale. Ha persino rievocato «lo spirito di Pratica di mare», cioè il riavvicinamento tra Russia e Alleanza atlantica. E il Cav era contento.