I curdi agli europei: «Riprendetevi i prigionieri dell’Isis». Ma nessuno risponde

Li hanno catturati a migliaia. A Kobane, Manbji e infine a Raqqa. Sono i miliziani dell’Isis caduti nelle mani delle forze curdo siriane. Tra loro anche centinaia di foreign fighters, combattenti partiti dai Paesi occidentali per unirsi al Jihad.

Ora il problema è cosa fare di questi prigionieri. I curdi, non essendo un’entità statuale riconosciuta non possono certo processarli e non hanno nemmeno interesse a farlo. E così, mentre organizzazioni come Human Rights Watch hanno denunciato esecuzioni sommarie, i curdi hanno contattato i Paesi di origine per capire che intenzione avessero. In teoria infatti gli Stati di appartenenza potrebbero fare richiesta di estradizione. Gabriel Kino, portavoce delle SDF ha dichiarato a Middle East Eye di aver mandato decine di lettere ai governi occidentali per cercare di convincerli a fare qualcosa. Ma lo stesso Kino ha anche riferito di non aver avuto «alcuna risposta».

La notizia arriva dopo che gli Stati Uniti, in un vertice che si è tenuto a Roma, hanno chiesto agli Stati membri della coalizione anti Isis di processare in patria i miliziani dell’Isis. Il timore infatti è che procedimenti sommari e condanne a morte contribuiscano a creare nuovi martiri e dunque vadano ad alimentare la narrativa di nuove ondate di radicalizzazione, così come successo dopo l’11 settembre. Tuttavia nessuno sembra intenzionato a farsi carico del problema. In ottobre la ministra della Difesa francese Florence Parly aveva dichiarato come la Francia preferisse che i foreign fighters non tornassero e che l’opzione migliore fosse la loro morte sul campo. Stesso discorso per la Gran Bretagna che avrebbe anche condotto una serie di raid per uccidere le reclute più pericolose, come ad esempio Sally Jones. Il timore sui returnees – così vengono chiamati i miliziani che rientrano in patria – è che questi, con la loro sola presenza, ispirino nuovi attacchi in Europa o contribuiscano alla radicalizzazione nelle carceri. Non per tutti, poi, è facile trovare prove certe per le condanne, con il rischio che qualche tribunale li rilasci per insufficienza di elementi a carico. Dopo la cattura degli ultimi due «Beatles», considerati responsabili della cattura e della decapitazione di decine di ostaggi, l’appello affinché venissero condannati da un tribunale è stato rinnovato. Ma fino ad oggi nulla si è mosso.

Capitolo particolarmente complesso è quello delle donne e dei bambini. In Francia un gruppo di avvocati ha chiesto al governo di interessarsi per l’estradizione di tre donne cittadine francesi arrestate in Siria. Una cittadina tedesca minorenne è in carcere a Bagdad, mentre almeno dieci cittadine turche rischiano la pena di morte. Nel caso delle donne sembra esserci ancora maggiore reticenza: se trovare prove a carico degli uomini è complicato, nel caso delle donne è ancora più difficile. Corriere. Così come è molto complicato distinguere tra chi è stata reclutata contro la sua volontà e tra chi invece si è affilata al Califfato in modo convinto agendo in modo attivo.