Via ai Giochi Invernali 2018: una cerimonia che entra nella storia

E’ successo. Due mesi fa chiunque avesse ipotizzato una stretta di mano tra il presidente della Corea del Sud Moon Jae-in e Yo-jong, sorella di Kim Jong-un il dittatore della Corea del Nord, sarebbe stato preso per pazzo e invece il potere dei Giochi Olimpici è anche questo. E’ il potere dello sport, abbattere muri costruiti dall’uomo. Così in una notte gelida e tagliata da un vento di cristallo, abbiamo avuto l’illusione che il mondo possa andare davvero da un’altra parte.

Sfilata compressa, il freddo consiglia un programma più breve del solito. Peace in motion, la pace in cammino, è il tema della serata. Coreografie di livello, dragoni e bestie feroci che si muovono come burattini, ma tutto, e sembra strano per una cerimonia così importante, volutamente molto minimal, almeno la parte fino alla passerella degli atleti. Dove il Ghana con un atleta prende gli stessi applausi dello squadrone americano e i fischi, pochi ma sentiti, li prende solo quel che resta della Russia decimata dal doping. Sfilano sotto la bandiera olimpica e speriamo che non serva a coprire altre porcherie.

 

 

Le Bermuda entrano nello stadio in bermuda, il tongano Pita Taufatofua a pettorale nudo abbondantemente coperto di olio (a Rio era solare, qui immaginiamo canforato), gli Usa sembrano sempre in vacanza e in tribuna il vicepresidente Pence si sbraccia per salutare lo squadrone. L’Italia ha il sorriso di Arianna Fontana, fa un freddo pazzesco, Innerhofer tra  più scatenati: domenica ha la discesa libera ma questo momento lo vuole vivere fino in fondo.

 

AP

 

In ultimo il momento più atteso, quello delle due Coree unite per i Giochi: entrano e il mondo si ferma a guardarle, la bandiera è quella disegnata apposta, è il disegno di un solo Paese, ora inimmaginabile. La portano Chung Gum Hwang, ragazza hockeista del Nord e Yunjong Won, bobbista del Sud. Sono entrati nella storia. Dove invece non troveranno posto i quattro cantanti cui hanno affidato Imagine: pietà per John Lennon, ci è venuto da dire, ma subito dopo la figura che ha composto la colomba ci ha riconciliato con l’immagine e con Immagine.

 

 

La torcia olimpica entra nello stadio olimpico, sale la scala verso il braciere e passa nelle mani di una fata, Yu Na Kim, campionessa olimpica di pattinaggio a Pechino. Lastampa. E’ la grazia in persona, illumina la notte e forse anche il futuro.