Napoli, immigrazione clandestina Blitz vicino alla moschea, pronti 8mila documenti per false identità

Ottomila documenti, o giù di lì, conservati a casa, timbri, soldi e fototessere. Aveva un archivio di carta degno di una sezione comunale, roba utile per assicurare un volto pulito a extracomunitari desiderosi di diventare cittadini dell’Unione europea. Aveva un documento per ogni circostanza, per ogni uso possibile: carte di identità, passaporti, carte di circolazione, tessere sanitarie.

Un archivio fatto di falsi o di originali rubati, che gli è costato l’arresto, con l’apertura di una inchiesta destinata a finire al vaglio del pool antiterrorismo della Procura di Napoli. Blitz a pochi passi dalla Moschea di via Torino, le indagini sui sostegni logistici all’immigrazione clandestina (quindi anche al fondamentalismo islamico) passa da Napoli e fa registrare un clamoroso passo in avanti. È di ieri l’arresto di Mohammed Alì Tahiru, 42enne ghanese stanato all’interno di un’abitazione presa in fitto nei pressi di vico Fondaco a Vicaria, non lontano dal vecchio Tribunale napoletano. Un blitz che ha consentito di far emergere uno scenario da brividi, almeno alla luce del materiale sequestrato. Decisivo il lavoro di appostamento messo in campo in questi giorni, dagli uomini della sezione investigativa centrale della Polizia municipale, sotto il coordinamento della capitano Giuseppe De Martino.

In sintesi, il ghanese aveva allestito una vera e propria stamperia all’interno della propria abitazione e aveva creato un mercato del documento falso, anche grazie al singolare via vai con la Moschea di via Torino. Funzionava in questo modo: una volta entrato in contatto con immigrati – per lo più di origine africana – il 42enne ghanese si accordava sul prezzo e sul modus operandi: scattava una foto, che scannerizzava in casa, che adattava al documento richiesto, a sua volta riportato nel luogo di culto di via Torino e consegnato al richiedente. Il tutto – secondo quanto ha dichiarato il ghanese – per una miseria: venti euro, tanto sarebbe stato il costo di una identità falsa o di una cittadinanza nuova di zecca, comunque di un documento con il quale muoversi liberamente in tutti i paesi dell’Unione europea. Inchiesta in corso, al momento gli inquirenti non credono che il prezzo dei documenti fosse così basso e puntano a verificare l’esistenza di contatti e complicità napoletane da parte del cittadino ghanese. Inchiesta destinata a finire all’attenzione del capo del pool antiterrorismo della Procura di Napoli, il procuratore aggiunto Rosa Volpe.

Intanto, l’attenzione resta concentrata su quanto rinvenuto in quel vicolo in zona Vicaria. C’erano soldi, timbri falsi e documenti dappertutto. All’interno del materasso, nei cassetti, attaccati alle pareti, sotto il letto. Da un primo screening è venuto fuori che 91 carte di identità risultano rubate al Comune di Portici, altre 15 sono state tafugate nella municipalità Vicaria-Mercato, quanto basta a far scattare l’accusa di ricettazione. ilmattino Ma non è l’unico reato contestato: il ghanese dovrà rispondere anche di produzione di documenti validi per l’espatrio (497bis) nella nuova formulazione giuridica nata proprio per fronteggiare l’emergenza terrorismo; ma anche contraffazione di atti pubblici, contraffazione di impronte digitali.