Economia cinese declassata: tra cinque anni Pil a picco e debito alle stelle

Ora, la cosa è da prendere con le molle, visto quanto le agenzie di rating si sono sputtanate (con le loro stesse mani) negli ultimi anni. Nel periodo pre-crisi del 2008 erano il “verbo”. Oggi sentenziano e i mercati praticamente le ignorano. Così, quando ieri pomeriggio, dopo la chiusura delle borse asiatiche, Standard & Poors ha declassato la Cina da AA- ad A+ (con outlook comunque stabile), la notizia è finita sul fondo dei notiziari economici.

Oggi, però, Il Sole 24 Ore la riprende, ribadendo che la borsa cinese continua a volare e che a metà anno il tasso di crescita percentuale del Pil era del 6,9%. Ma anche illustrando, a suffragio della bocciatura subita da S&P, i dati ricavati da Fmi, Bloomberg, IMF e World Bank, riguardanti le stime di alcuni parametri economici dell’economia di Pechino.

Il grafico riguardante la crescita mostra come nel 2012 la variazione percentuale annua fosse del 7,9%, a fronte di un 5,8 previsto nel 2022. Quello sul debitoevidenzia una vera esplosione, nel rapporto col Pil, dal 178,7% del 2012 al 296,7% del 2022. In particolare, a preoccupare gli analisti è la crescita del debito corporate, delle società, che è al 126% del Pil. E il vortice dei crediti facili incrementa assai il pericolo di rischi finanziari sistemici. liberoquotidiano. Il problema è che il sistema bancario, nonostante i già numerosi richiami ricevuti dal governo, pare non sentirci, dato che nel mese di agosto ha veicolato 165,4 miliardi di dollari con una crescita del 13,2% rispetto allo stesso mese del 2016.