Tunisia: Manifestazione a Parigi per difendere le conquiste delle donne tunisine.

tunisia_protestaR400Una manifestazione dal titolo “Le donne tunisine: libere e cittadine”, si terrà oggi Martedì 13 agosto alle ore 17.30 presso la Fontaine des Innocents di Parigi, a sostegno della marcia organizzata lo stesso giorno a Tunisi da Haraier Tounes e dall’UGTT. Sono ormai passati 57 anni da quando il Codice di statuto personale (CSP) è stato promulgato in Tunisia, pochi mesi dopo l’indipendenza dalla Francia, il 13 agosto 1956. Il primo Presidente della Repubblica Tunisina, Habib Bourguiba, ne fu il promotore e fautore nonostante la riluttanza dei “clericali” e dei conservatori. Fu sotto la presidenza di Bourguiba infatti che prese avvio in Tunisia la costruzione della modernità, ridimensionando di molto il potere dei capi religiosi, pur restando l’Islam la religione di Stato. In questo periodo storico, le donne tunisine acquisirono uno status quo davvero inusuale per un Paese arabo-musulmano e potevano vantare una condizione di parità con l’uomo senza eguali nel mondo arabo. Parità senza attacchi di nessun genere alle donne, e parità che si poneva come forte baluardo contro una mentalità patriarcale molto diffusa, radicata e volentieri acuita utilizzando la religione come strumento. La promulgazione del Codice di Statuto Personale (13 Agosto 1956, in vigore del 1 Gennaio 1957) prevedeva una serie di riforme fondamentali per la condizione della donna e a garanzia della sua libertà ed indipendenza:

  • L’attribuzione all’uomo e alla donna di medesimi diritti e doveri
  • Il divieto di poligamia
  • La sostituzione del ripudio unilaterale col divorzio.
  • La legalizzazione dell’aborto prima dei 4 mesi (e anche dopo, per motivi terapeutici).
  • L’innalzamento dell’età minima matrimoniale per le donne a 17 anni.
  • L’abolizione del wali (curatore matrimoniale) per la donna maggiorenne.
  • Il diritto al voto e a candidarsi alle elezioni.
  • Il consenso di entrambe i coniugi al matrimonio.

A quasi tre anni dalla Rivoluzione dei gelsomini però tutte le conquiste delle donne tunisine sono minacciate. Inatti, nonostante l’intero insieme di queste misure e riforme, il CSP non riesce a garantire una perfetta parità tra donne e uomini, per due motivi: l’avvento al potere di un governo islamista dopo la Rivoluzione, e la base fondamentalmente shariatica (anche se in poca misura) della legge tunisina. Procedendo per ordine, non vi sono dubbi sul fatto che il principio di uguaglianza tra uomo e donna sia andato indebolendosi con l’avvento al potere proprio del partito islamista Ennahda, che in più occasioni ha tentato di ridimensionare i diritti delle donne e ridurre la loro libertà: definendo le donne tunisine come “complementari” all’uomo e non più uguali come lo erano state con Bourguiba; o anche ratificando il toto la CEDAW (Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne) il 6 Agosto 2011 ma senza mettere in atto la sua totale attuazione, per esempio in materia di successione ereditaria. Se da una parte la presenza di Ennahda come partito di maggioranza al governo ha contribuito indubbiamente ad una minaccia allo stato delle libertà e dei diritti fondamentali delle donne tunisina, allo stesso tempo, è anche vero che la legge tunisina, al di là del Codice di Statuto personale, resta per molti versi poggiata su concetti legati alla sharia, ponendo così la donna in una condizione di naturale disparità di trattamento rispetto all’uomo. Un esempio su tutti è quello per cui la legge tunisina tace ancora sulla legalità e valenza effettiva del matrimonio tra una musulmana e un non musulmano. Tale silenzio, dal 1969 è stato interpretato dalla maggior parte dei giudici come un riconoscimento del divieto proposto dal diritto musulmano in materia. In questo quadro, in cui né la legge né il CSP riescono a garantire che le donne e gli uomini abbiano esattamente gli stessi diritti e gli stessi doveri, e in un contesto post-rivoluzionario di grande crisi politica, le donne sono più minacciate che mai mentre il controllo del proprio corpo, diventa una questione fondamentale dietro la quale si nasconde l’intento di molti di voler dividere la società tunisina tra credenti e non credenti, fomentando così un odio civile e un settarismo religioso che mai ha fatto parte del bagaglio sociale e culturale della Tunisia. Oggi la società civile tunisina e le personalità indipendenti, con le numerose manifestazioni che ogni giorno si organizzano accanto al sit-in permanente ormai da giorni al Bardo, chiedono, in occasione della festa nazionale della donna tunisina:

– L’abolizione di tutte le forme di discriminazione contro le donne.

– Il rafforzamento dei diritti e della protezione delle donne, contro le molestie sessuali.

– L’obbligo di rispettare la parità tra uomo e donna in tutte le istituzioni e gli organi dello Stato.

– Il mantenimento e il rafforzamento di tutte le conquiste delle donne tunisine, in particolare per quanto riguarda il diritto di aborto e l’accesso alla contraccezione, ma anche alle forme di difesa e tutela contro la violenza domestica.

 All’insegna dell’ipocrisia,va sottolineato che anche il partito Ennahda in Tunisia ha organizzato per oggi una manifestazione il cui titolo è: “ La donna tunisina, pilastro della transizione democratica e dell’unità nazionale”. L’ipocrisia di tale manifestazione non risiede in sé per sé nell’orientamento politico del partito islamista moderato, quanto nel fatto che tutti i tunisini siano a conoscenza dell’ostilità provata dal leader del partito, Rachid Ghannouchi, contro quello che interamente rappresenta il Codice di Statuto Personale.